Capitolo III

Occorreva una legge che impedisse agli umani di abbandonare i propri cani come fossero vecchi giocattoli inanimati e ingombranti. E fu così che Zampa pensò di candidarsi. Tappezzò la città con manifesti che lo ritraevano acchittato di tutto punto e iniziò a girare pervicoli, quartieri ,mercati e mercatini con al seguito cani randagi e molti persino con il pedigree! Iniziò a far comizi nelle piazze più importanti e l’ultimo, tenuto in Galleria Umberto I°, fu un vero successo! Una grande ovazione si sentiva per tutta la galleria:” Viva Zampa,Viva Zampa!” Con i tanti in bocca al lupo (si fa per dire), i suoi sostenitori lo scortarono fino a casa. Acclamato , soddisfatto e un po’ pieno di se, si addormentò beato. Venne finalmente il gran giorno. Zampa scodinzolava tra un seggio e l’altro per verificare l’ affluenza alle urne e fu proprio in questa circostanza che una bella cagnolina, dall’accento forestiero, gli si avvicinò e si presentò, tutta emozionata per l’incontro con il famoso candidato. Il suo nome era Lucylle e veniva dalla Scozia per trascorrere una vacanza a Napoli e dintorni. La splendida maltese, con la sua cadenza British, fece colpo e Zampa la invitò a pranzo in un noto ristorante napoletano, facendole assaggiare tra le tante specialità il mitico “babà”. Fu davvero un colpo di fulmine e a conclusione della giornata giunse anche il successo elettorale. Zampa diventò il sindaco dei cani. La sua fama di saggio cane, dal linguaggio molto forbito, varcò presto i confini nazionali, incoraggiato da Lucylle ,valicò le Alpi e la raggiunse nel Regno Unito. A Londra barboni e randagi lo accolsero felici e festanti. Qui continuò la sua campagna elettorale; era deciso a lottare anche con la sua bella inglesina tanto che, ben presto, decisero di sposarsi. Con un tweet Zampa informò amici e parenti di tenersi pronti per il lieto evento. Ben presto però, da Napoli, la sua padrona Laura gli mandò un’accorata e-mail in cui scriveva di essere vecchia e malata e desiderava rivederlo, forse, per un’ultima volta. Zampa non esitò e con il primo volo ritornò nella sua città. Con suo grande stupore Laura godeva di ottima salute, aveva persino preparato una festicciola per il ritorno del “figliuol prodigo”. Zampa chiese allora spiegazioni e lei candidamente, citando il vecchio proverbio “moglie e buoi dei paesi tuoi”, senza peli sulla lingua, gli disse che quella Lucylle, che voleva portarle via il figlio suo, proprio non la sopportava! E poi… con tante pretendenti napoletane, proprio quella sciacquetta si doveva sposare! Zampa saltò su tutte le furie e ritornò a Londra in men che non si dica; neanche il tempo delle pubblicazioni che il matrimonio era già celebrato!Dalla felice unione, che continuava a suon di “I love you”,nacquero quattro bei cuccioli maschi, un po’ scugnizzi e un po’ londinesi, che crescevano mangiando hot-dog e muffins a banana, amorevolmente accuditi da mamma Lucylle. Intanto Zampa era in giro per l’Europa a proporre il suo programma politico. Fu eletto anche al Parlamento Europeo, ma l’aria di Bruxelles non gli giovava, inoltre era ormai stanco e forse era arrivato il momento di fermarsi e godersi la famiglia. Si dimise da Europarlamentare con grande gioia dei colleghi francesi e tedeschi che, si sa, nelle barzellette con i napoletani ne escono sempre perdenti e derisi. Rientrato nel Regno Unito, dopo qualche giorno di riposo assorto nei suoi pensieri, convocò una riunione familiare, durante la quale propose ai figli di sostituirlo nella lotta, perché la giusta causa in difesa della categoria doveva assolutamente continuare. L’impegno era notevole e, dopo qualche perplessità, esortati anche da mamma Lucylle,i quattro si guardarono negli occhi e, con un corale OK, diedero il loro assenso. Fu così che si candidarono e vennero eletti a furor di popolo. Furono anche ricevuti dalla Regina Elisabetta che li nominò “Piccoli Lords”,proprio come molti anni prima aveva fatto con i “Beatles” che, se proprio lo vogliamo dire, si chiamavano “scarafaggi” e cantavano canzonette! Belle si, ma solo canzonette! Nulla a che fare con il nobile progetto per la salvaguardia della specie. Dopo diversi anni finalmente la legge fu approvata: prevedeva una multa per chi abbandonava i propri amici a quattro zampe e, in casi gravi di maltrattamenti, anche la galera. L’obiettivo era stato faticosamente raggiunto! Zampa sognava ora il ritorno nella sua Napoli.Tra l’altro, i “Piccoli Lords” si erano sposati,  a loro volta divenuti papà, oltre che affermati politici, stimati e rispettati dalla Famiglia Reale, con la quale avevano instaurato un rapporto di amicizia grazie al loro savoirfaire tipicamente napoletano, ereditato da papà Zampa. I cavalli del Principe Carlo, altezzosi e dal regale portamento, di sicuro un po’ invidiosi, li guardavano dall’alto in basso, storcendo il naso. Erano purosangue! E allora? Appartenevano alla scuderia Reale! E allora? Anche Lucylle, la loro mamma, aveva il sangue blu! Bellissima maltese dal pelo lungo e bianco; il papà non si capiva bene a quale razza appartenesse, ma era comunque un Signor Cane! un vero Gentleman! La puledrina della Principessa Camilla ,però, faceva loro gli occhi dolci, stando bene attenta a non essere scoperta. Non intendeva di certo essere ripudiata. Che tortura però la toilettatura, districare quel pelo era faticoso e soprattutto doloroso; i loro guaiti una volta avevano talmente intenerito il papà che questo, senza dir nulla a Lucylle, li aveva portati dal barbiere, che li rasò del tutto. Non si potevano guardare tanto erano brutti. Lucylle si infuriò come una tigre! Voleva sapere a tutti i costi il nome di quella specie di barbiere di Siviglia che aveva osato ridurre in quello stato i suoi piccini che, con quel pelo lungo avevano quell’aria così inglese, tanto hyppy. Doveva rendergli pan per focaccia, voleva pelarlo come una zucca! Zampa tentò di calmarla ,dicendole che il barbiere era calvo e senza baffi. Non era vero, sembrava Sandokan tanto erano lunghi barba e capelli! Questa piccola bugia placò però la sua ira, ma per più di un mese non rivolse la parola a Zampa che, poverino, si era reso conto del guaio che aveva combinato. Gli anni trascorrevano e Il vecchio Zampa era sempre triste e malinconico, quasi non parlava più. Lucylle lo guardava preoccupata, ma non capiva, temeva si fosse ammalato, come l’adorata mamma Betty oramai un po’ malandata. Il problema era proprio questo. Come poteva chiedere a Lucylle di lasciare mamma, nipoti e figliolanza per tornar con lui in Italia? Ma una mattina si fece anima e coraggio e tutto d’un fiato rivolgendosi all’amata e chiamandola petit bijou, tra un mon amour e I love you, le disse che ” nun c’a faceva chiù” di tutto quello smog, gli mancava il mare, il sole ,la pizza, i mandolini e il bel canto napoletano: “Torna a Surriento”, “O’ sole mio”, “O’ surdate nammurato”….canzoni famose in tutto il mondo, cantate in tutte le lingue; gli si velavano gli occhi di lacrime ogni volta che le ascoltava. Pensate, gli mancavano anche i lavavetri ai semafori, che quella volta gli avevano impedito di arrivare puntuale all’appuntamento con l’inviato delle Nazioni Unite, che lo aspettava al Maschio Angioino; Zampa avrebbe dovuto fare gli onori di casa e invece non fu neanche ricevuto! Quello, offeso a morte, ripartì senza voler sentir ragioni. In quell’occasione si rischiò quasi l’incidente diplomatico tra il Quirinale e la Casa Bianca. Per fortuna intervenne il Papa, che a Napoli c’era già stato e sapeva bene che certi inconvenienti, in una città un po’ disordinata, è vero, ma accogliente e gioiosa, potevano verificarsi. Zampa un po’ fatalista si autoconvinse che così doveva andare, quel viaggio oltre oceano non si doveva fare! Gli tornò alla mente l’ultima volta che era stato a Napoli. Era andato via tanto arrabbiato con Laura che non l’aveva neanche salutata, non aveva più voluto sentirla, neanche sapeva se era ancora viva.L’aveva cancellata dal suo cuore. Lucylle comprese che il momento era arrivato, toccava ora a lei lasciar la Patria e seguire il compagno d’una vita. Amorevole come sempre, affidò l’amata mamma alla sorella Meggy, organizzò il trasloco e in quattro e quattr’otto si ritrovò a Napoli, in un bell’appartamento alla Riviera di Chiaia, con un gran terrazzo panoramico sul Golfo e sul Vesuvio. Certo l’addio ai suoi cari era stato straziante, ma era giusto così. Laura ,però, oramai non c’era più, ma aveva lasciato una lettera a Don Emilio, il parroco, scritta di suo pugno: chiedeva perdono a Zampa per averlo ingannato e ferito anni prima e, rivolgendosi a Lucylle, ammetteva che non avrebbe potuto trovare moglie migliore. Si scusava, pentita, soprattutto amareggiata, per non aver avuto modo di conoscere e stringere a sé i quattro cuccioli ai quali, però, lasciava in eredità la villa di Santa Lucia, nel caso un giorno avessero voluto ritornare….Lo sconforto fu immenso! Neanche un ultimo saluto! Ma nella vita non si può avere tutto! Si era fatto sopraffare dalla rabbia e dal rancore; se solo avesse avuto meno orgoglio(grande difetto dell’umanità),mostrando invece le sue vere qualità: amore e fedeltà!

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Il progetto

La Staffetta è una prova di scrittura collettiva che stimola il confronto fra gli allievi di diverse classi costretti ad un lavoro di sintesi per la realizzazione di un unico testo, intenzionale e condiviso, in tempi concitati e contingentati, in coerenza con quanto è giunto da soggetti esterni. La prima classe della scuola coinvolta nel progetto scrive il primo capitolo della storia partendo da un incipit dato, e passa il testimone alla seconda, che continua l’opera intrapresa, e così di seguito fino all’ ultima classe della staffetta.La Staffetta pone a contatto il pensiero di gruppi di allievi che tra loro non si conoscono, ma decidono di condividere la produzione di una narrazione coerente, in cui gli allievi devono essere in grado di capire quanto loro perviene ed elaborare un prodotto letterario che risulti comprensibile, coerente ed attraente per chi leggerà dopo.La  Staffetta impegna tutti i docenti ed in particolare un Tutor-editor, garante delle articolazioni del processo, un occhio che dall’ alto segue e re-indirizza coerentemente l’elaborato complessivo.Il prodotto realizzato viene poi raccontato dalle docenti di Scuola dell’Infanzia ai Bambini di cinque anni che si occuperanno di illustrare la storia. Il tutto, man mano, rielaborato viene pubblicato su questo blog linkato sul sito della scuola.

Partecipano al progetto le classi 5A – 5B -5C della Scuola Primaria e le classi IB – IC – ID della SSI grado.

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L’incipit

L’incipit della staffetta è stato gentilmente regalato alla nostra scuola dalla scrittrice Carola Vannini, autrice del romanzo “Avevo solo una manciata di stelle” edito dalla Sperling & Kupfer.

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Trascorreva i pomeriggi sdraiato sotto al portico di legno che fronteggiava la sua casa. Si adagiava sulle vecchie assi, rugose proprio come il suo naso. Gli piaceva molto quel legno consumato, che aveva avuto la pazienza di assorbire odori di storie antiche e di passi veloci che andavano chissà dove. Da lì adorava guardare il lago che riposava tranquillo a pochi metri, abbracciato da imponenti montagne i cui picchi rimanevano perennemente innevati. In particolare gli piaceva osservare come il riflesso della luce sull’acqua rendesse vivo e vibrante ogni minimo dettaglio della natura. Le sue zampe erano ormai un po’ troppo stanche per inseguire gli insetti provocatori che gli ronzavano intorno. Eppure c’era stato un tempo in cui di certo non si era risparmiato nelle corse folli giù per il pendio, quando derapava nel turbinio delle foglie autunnali che ricoprivano il terreno umido e poi caracollava giù, come un grande masso rotolante, precipitandosi fino alla riva placida e silenziosa del lago. A ripensarci adesso, lì da sotto il portico, quasi gli tornava l’energia di farlo ancora.Ma ormai aveva altro a cui pensare. Ora le sue giornate erano scandite dai rumori provenienti dall’interno della casa, più che da quelli esterni. Maniglie di porte che venivano afferrate, sedie spostate, parole, caffettiere che borbottavano diffondendo quell’odore di caffè che tanto piaceva al suo umano.Il suo umano, quello che aveva incontrato un giorno per caso, lungo la strada della vita. Da allora non si erano più separati. Anzi, erano in qualche modo invecchiati insieme. Così come il suo muso, anche la testa di lui si era vagamente imbiancata, come quando su un prato cadono i primi timidi fiocchi di neve autunnali. Avevano imparato a capirsi con uno sguardo, a volte anche solo col pensiero.Era certo che nel suo umano aveva trovato l’anima gemella.Quella che gli aveva dato tutto ciò che possedeva: una casa, meravigliosi ricordi, un vecchio pupazzo di pezza dal quale per nessun motivo al mondo si sarebbe separato, e quel portico con le assi di legno dal quale poteva guardare il mondo senza neanche aver bisogno di muoversi, adesso che le forze cominciavano a venir meno.Riteneva di essere stato per lui un bravo cane, un amico fedele e paziente, uno che sapeva ascoltare. E per questo era stato ricompensato con affetto sentito e rispetto, lo sapeva bene. Nel frattempo la vita era trascorsa rapida come un torrente di montagna e lui si era trasformato in un vecchio cane, con qualche acciacco e tanto, tanto tempo da ingannare. Del resto, non era poi male invecchiare così.Recentemente trascorreva sempre più spesso le sue giornate rincorrendo con la mente il passato, svolazzando dentro a giorni lontani, ben diversi dalla sua vita attuale. Se avesse saputo parlare, la sua storia l’avrebbe raccontata a qualcuno.Ma lui era solo un cane e non gli restavano che i ricordi. Tutto era cominciato quattordici anni prima, quando sua madre (proveniente da una stirpe di Bovari del Bernese) lo aveva dato alla luce assieme ad altri quattro cuccioli…

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Capitolo I

Ora che sono anziano , ripenso sempre più spesso a quando, quattordici anni fa, mia madre Marilyn  mi  aveva dato alla luce, con altri quattro cuccioli. Io, Zampa, sono il più grande fra tutti: affettuoso, giocherellone e protettivo con i bambini .Per questo motivo mi chiamavano Baby-sitter. Da giovane ero un cane da guardia ed assomigliavo ad un rottweiler, con le orecchie grandi e nere, sopracciglia marroncine, petto bianco, le zampe bianche e marroni, il resto del corpo tutto nero. Comunque, le origini della mia specie, sono svizzere. Mio fratello Turbo, era stato chiamato così, perché era il più veloce di  tutti, era anche il preferito della padrona, anche se un gran timidone . Dopo pranzo faceva sempre un sonnellino fra  le braccia della sua umana, sullo “schiaccia pisolini” di famiglia.  Fra gli altri fratelli, ricordo con affetto, Lupin, un meraviglioso cucciolo morbido, un vero dormiglione, che quando, poi,  si svegliava gli piaceva giocare ma dopo poco si stancava e tornava subito a dormire. Si chiamava  come un famoso ladro, perché, gli piaceva rubare i croccantini agli altri fratellini. Giulietta, era l’unica femminuccia  tra noi. Sempre  affettuosa, viso simpatico, occhietti dolci e furbi. Quando era felice, scodinzolava e saltava .Un posto speciale, nel mio cuore lo occupa ancora oggi, il mio fratellino Smile. Aveva il carattere più forte e prepotente  di tutti ma con i bambini era  un tenerone. Il più robusto della famiglia e quindi sempre a dieta era mio padre Rex, molto protettivo nei nostri confronti, proprio  come un poliziotto. Sicuramente la più bella di tutte era mamma Marilyn, tanto bella da ricordare la famosa attrice. Devo dire, però, anche una fantastica mamma. Simpatica, sempre attiva nonostante i suoi mille impegni … Eravamo una grande e bella famiglia. Ma un brutto giorno vengo separato da tutti: dopo i miei primi 3 mesi di vita con la mia famiglia canina vengo adottato da Valentina e Romeo, due trentenni di Firenze, che sembravano dolci e amorevoli, ma che si rivelarono molto crudeli. Valentina è di bassa statura, ha i capelli castani, gli occhi azzurri, la carnagione scura e le sopracciglia sottili. Indossa sempre abiti eleganti, è una commercialista e lavora presso uno studio elegante e moderno. Romeo, è di alta statura, ha i capelli neri e gli occhi marroni, la carnagione chiara e le labbra carnose. Lui, gestisce un ristorante alla moda nel centro di Firenze. Quando ero ancora cucciolo venivo trattato benissimo: venivo curato con amore, Valentina giocava molto tempo con me. Romeo mi faceva fare lunghissime passeggiate, insomma, mi trattavano come un figlio. Però crescendo,  non rispettavo più le regole, cosi Valentina e Romeo iniziarono a maltrattarmi, e mi punivano molto spesso.Mi trascuravano sempre di più e mi dedicavano pochissimo tempo. Trascorrevo giornate intere da solo, chiuso in casa e nessuno mi portava fuori a fare i bisognini. Iniziai a farli anche in casa; di conseguenza mi punivano lasciandomi chiuso nel trasportino digiuno per tutto il giorno. Quando sporcavo il divano, mi chiudevano in uno sgabuzzino al buio per ore. Quando rompevo i loro preziosi vestiti, venivo chiuso fuori al balcone, senza cuccia, al gelo. Romeo e Valentina decisero di andare a trascorrere le vacanze in Sardegna. Durante il viaggio pensarono che pagare l’albergo anche per me avesse un prezzo eccessivo. Quindi, decisero che l’unica soluzione al problema, fosse quella di abbandonarmi sull’autostrada del Sole, che per me divenne “l’autostrada del terrore”. Legato da solo su quella piazzola di servizio pensai a lungo a Valentina e Romeo che sembravano esperti d’amore, come ci  lasciano immaginare i loro nomi, invece, erano solo capaci di crudeltà e indifferenza verso il loro cagnolino. Li avevo AMATI dal profondo del mio cuore, nonostante tutto… Loro, invece, avevano tradito la mia FEDELTA’… La mia AMICIZIA. Non ci potevo credere… Il mio destino sembrava segnato, però, la speranza è sempre l’ultima a morire e infatti…Passata qualche ora dal mio abbandono, sull’ autostrada del “terrore”, osservavo il Sole tramontare e le macchine sfrecciare ad alta velocità. Improvvisamente, un’ auto si fermò e gli umani al suo interno mi guardarono dolcemente, stupiti del fatto che un cane “bello, curato e con il collare”, fosse stato abbandonato con tanta malvagità e freddezza. L’uomo, scese dell’ auto, mi slegò e mi fece salire in macchina. La donna, iniziò ad accarezzarmi, mi diede qualche cosa da mangiare e anche un po’ d’acqua. Fu così, che, incontrai Ciro (detto Ciruzzo), una guardia forestale del Parco Nazionale del Vesuvio e Laura. Due umani napoletani cinquantenni molto simpatici e giocherelloni. Ero stato fortunato ad incontrare due tipi così FANTASTICI! Dopo un lungo viaggio, arrivammo a Napoli, la città in cui vivevano. Mi portarono nella loro casa: era semplice e accogliente, con un grande giardino. Mi dissero che sarei diventato il loro nuovo “compagno di vita”. Per la contentezza, cominciai a scodinzolare e ad abbaiare. Dopo, Laura, mi fece fare un bel bagnetto che non facevo da molto tempo. Rispetto a Romeo e Valentina (i miei ex umani) Ciruzzo e Laura erano affettuosi, rispettosi e mi riempivano di coccole. Finalmente avevo dei padroni che mi amavano per davvero. Un giorno, i miei umani, andarono a cena fuori e mi portarono con loro. Mi fecero assaggiare la pizza e mi piacque molto. Ce ne sono diversi tipi: alla salsiccia, al würstel, al pomodoro, al mais e prosciutto e tante altre. La mia preferita era quella bianca e rossa. Peccato che non esiste la pizza ai croccantini, sarebbe stata una vera delizia per me!!! Dopo quel giorno, ogni volta che sentivo l’odore della pizza, scodinzolavo e facevo tanti bau bau, per ringraziare Ciruzzo e Laura. A Napoli, imparai a capire anche i comandi in napoletano,  come: Ammmore mio!, Guagliò, bell e papà, a Maronn t’ accompagn. Ascoltavo spesso anche le canzoni di un certo “Pino” come: Je so pazz’, Napul’è, Na tazzulella ‘e cafè, ’O scarafone. Inoltre, quando le sentivo, mi mettevo in posizione da “pinguino” e portavo il ritmo con la coda. Alla fine ululavo, perché, le volevo ascoltare ancora. Napoli, era davvero bella, dominata dal suo imponente Vesuvio. Ricca di chiese, monumenti e castelli, che raccontavano le diverse dominazioni che si sono alternate in città, rendendola unica al mondo, con i suoi mille colori, suoni e sapori. Potevo fare anche tutti i bisognini che volevo, prontamente Laura li raccoglieva.  In questa città,  c’erano anche le più belle cagnoline e le più belle barboncine  del mondo: tutte sempre tolettate, con zampe bellissime e le code lucide e dritte, un vero PARADISO. Passò un altro anno e venne l’ estate. Finalmente potevo fare il primo bagno insieme a Ciro e Laura.Altro che Romeo e Valentina! Ciruzzo  e Laura mi portarono in vacanza con loro, in Toscana, alla “Dog Beach” di San Vincenzo, una spiaggia riservata solo ai cani…!!! Non potrò mai dimenticare: fu  la vacanza più divertente della mia vita. Il primo giorno ero emozionatissimo perché era la prima volta che andavo al mare. Soprattutto, la mia nuova famiglia non mi aveva mai abbandonato per le vacanze estive, come, i miei precedenti  padroni disumani. Anzi, mi avevano comprato anche gli occhiali da sole e la barbinton  per giocare con la palla. La spiaggia era meravigliosa, al bar si poteva ordinare con un euro  un secchio d’acqua dolce tutto per me e per tutti gli altri miei amici cani. Feci veramente di tutto quell’ estate in compagnia dei miei nuovi amici di spiaggia: tiro alla fune, giocare a palla e anche surf. Potevo scrollarmi l’ acqua di dosso dopo la doccia senza essere rimproverato da nessuno. Era tutto troppo divertente. Quasi non mi sembrava vero !!! Passeggiando lungo la riva, conobbi l’ amore della mia vita : una barboncina di nome Fuffi. Era di taglia piccola, alta circa 30 cm, aveva un pelo bianco, riccio e folto, erauna cagnolina docile e sempre allegra.Conobbi anche un Pinscher di nome Tommy. Era divertente ed affettuoso, il suo cranio era piatto e la dentatura ben sviluppata . Purtroppo, osservando bene, notai che le sue orecchie erano mozzate. Mi raccontò che, un giorno, mentre passeggiava in un parco venne catturato da un gruppo di uomini che lo portarono in una cascina. Lo chiusero in una gabbia senza dargli da mangiare e da bere per due giorni. Fu liberato solo per combattere con un Pitbull, che già a vederlo da lontano faceva venire i brividi. In trenta secondi di lotta, il Pitbull lo azzannò più volte e gli strappò prima un orecchio e poi l’ altro, senza pietà. Ripercorrendo il mio passato, gli anni della mia giovinezza, mi rendo conto che la vita è fatta di tante disavventure e anche sconfitte. Per fortuna , però, ci sono anche tante cose belle che vale la pena ricordare: corse in libertà, passeggiate, spuntini deliziosi, viaggi avventurosi,  momenti di pace ed allegria, feste e crociere. La vita è difficile, molte volte davvero dura, tuttavia vale la pena lottare, per viverla al meglio con la presenza e la complicità degli amici. Fortunatamente  oggi il vento è cambiato. Infatti quando i miei “padroncini” mi abbandonarono ancora non esistevano delle leggi a tutela dei cani. Oggi invece siamo così di moda che con le leggi per la nostra salvaguardia è addirittura  possibile fare anche una bella “Carriera politica”.

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Capitolo II

Ricordo che a Natale visitai anche San Gregorio Armeno, comprai dei pastori e formai un presepe “canino” e nei giorni seguenti visitai le famose luminarie di Salerno .La mia famiglia ci teneva tanto alla mia formazione e, a settembre, mi iscrisse in una scuola bellissima : “ l ‘ I.C. E. De Filippo” .Capitai in una sezione stupenda, ero bravo, avevo ottimi voti e molti amici. Accanto a me sedeva una cagnolina chiamata Bejoncé, destinata a diventare una famosa cantante ed anche un cane di nome Lionel! Vabbé, torniamo….. al mio discorso. La maestra Allegra un giorno mi assegnò un tema dal titolo: ” IL MIO SOGNO ” ed io raccontai che volevo diventare come il mio idolo Rex, visitare il Vesuvio, gli scavi di Ercolano e Pompei, Castel dell’ Ovo e tanto altro ancora…Il mio sogno più grande, in realtà, era quello di viaggiare nel tempo ed incontrare il cane di Ulisse: Argo. Successivamente, durante un’amena passeggiata, feci una performance a Napoli e mi accettarono a “Made in Sud” , soprannominandomi  il cane camorrista, aiutante dei Gomorroidi. Ad Aprile la scuola organizzò una gita ad Ischia:  fu davvero entusiasmante! In quell’ occasione ne approfittai per farmi tanti selfie con i miei compagni e “postare” spettacolari panorami. Infine, andai al Mav e visitai la zona greca; mi persi, non sapevo dove andare…mi sentivo smarrito, quando ad un tratto, improvvisamente, rimasi folgorato dalla luminescenza di una statua: era maestosa, di un verde smeraldo;  sulla base vi erano incisi dei simboli arcaici;  li decodificai, cosicché venni teletrasportato nell’ antica Grecia mitologica, dove la Maga Circe mi diede un’ opportunità: quella di dare un po’ di gioia ad Argo prima che lui finisse i suoi giorni. Detto fatto mi trasformò in Ulisse, affinché potessi coccolare il suo fedele amico negli ultimi istanti della sua vita.In quel momento ripensavo alla mia famiglia che mi aveva maltrattato; mentre io conoscevo il valore della bontà più degli uomini.Dopo questa azione fui repentinamente riteletrasportato.Quando ritornai alla realtà mi trovai in un quartiere strano, c’era una casa familiare ai miei occhi ; entrai e trovai un biglietto scritto in inglese : “HELP US !!!. Siamo dei beagle per la sperimentazione! Forse è troppo tardi ……..SALVATECI!!!”. Fu allora che capì che i miei sogni eroici potevano realizzarsi. Subito, senza pensarci, corsi in Inghilterra; lì mi assunsero come agente segreto e andai a salvare i Beagle. Da quel momento, acclamato eroe nazionale, mi affidarono altre missioni importanti.La 2° missione aveva come luogo Napoli.L’ ISIS, voleva rubare il sangue di San Gennaro, ma io impedii questo attacco e, da quel momento, a Napoli regnò la pace: scomparve la camorra a Casal di Principe e anche la disoccupazione. Nessuno ebbe più la casa “sgarrupata”. In seguito il mio capo mi ingaggiò in una 3° missione: quella di perlustrare la terra dei fuochi. Precisamente si trattava di trovare i campi più inquinati, fiutando il terreno e le scorie tossiche, per impedire così ai contadini sia di coltivarvi la frutta che di vendere prodotti e, inoltre, di allertare le persone di quelle zone sui pericoli derivanti da quelle terre contaminate, soprannominate poi “terra dei fuochi”. Proprio in quei giorni, mentre girovagavo tra le varie abitazioni in cerca di indizi, notai una bambina di nome Margherita, che giocava con le sue amiche nel giardino di casa.Ad un certo punto, il pallone superò la staccionata, finendo in un campo di fragole. Ingenuamente Margherita notò una succulenta e grande fragola, voleva mangiarla, ma mentre si accingeva a farlo, spuntai da un cespuglio e gliela strappai dalle mani, dicendole che quel campo era stato deturpato in quanto dominato dalla camorra che aveva occultato sottoterra, illecitamente materiali inquinanti.Da allora feci capire a tutta la popolazione della terra dei fuochi l’importanza di una giusta e sana alimentazione, seguendo delle norme ben precise e fondamentali:

1) Controllare l’etichetta per conoscere la provenienza di ciascun alimento;

2) Rispettare la stagionalità dei prodotti;

3) Sensibilizzare i negozianti disonesti ed informare quelli inconsapevoli, a non  vendere prodotti geneticamente modificati o contaminati ;

4) Ruotare gli acquisti nei negozi alimentari per evitare di intossicarsi, ingerendo quotidianamente metalli pesanti.

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